5 aprile

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (7,1-2.10.25-30)

In quel tempo, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.
Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. Quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto.
Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia».
Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».
Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora.

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5 aprileNon sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero

Carissimi, questo versetto di Giovanni, a mio parere, rende perfettamente l’idea del tempo della Quaresima, che è tempo di attesa in un ritorno: il ritorno di Gesù. Il versetto fa parte della risposta che il Redentore dà agli abitanti di Gerusalemme, che si domandavano se Egli fosse il Messia tanto atteso. Gesù replica che loro sanno chi è lui e che lui non è venuto da sé, ma da colui da cui discende la verità. Gesù prende, ironicamente, in giro i suoi avversari che parlano di Dio, espletano i loro riti, invitano ad attendere il Messia e poi non sono in grado di riconoscerlo quando ce l’hanno di fronte. E quante volte noi stessi non siamo in grado di riconoscere Gesù? Quante volte Lo ignoriamo quando ci viene innanzi nelle sembianze del vicino in difficoltà, dell’amico bisognoso di comprensione, dell’immigrato spaurito, comportandoci, così, come i gerosolomitani? Facciamo in modo che la Quaresima che viviamo ci dia la capacità di riconoscere Gesù nel prossimo, di renderci meno “distratti”, di sentire le grida silenziose di chi ci sta accanto. Facciamolo, discerniamo i segni: e vedremo Gesù accanto a noi!

  • Commento a cura di Don Giuseppe Esposito, Parroco della comunità “SS.mo Salvatore” – Pompei

 

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