18 aprile

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,1-15)

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

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18 aprileVi ho dato un esempio

È Giovedì Santo, primo giorno del triduo pasquale, cuore della Settimana Santa.
È il giorno dell’Eucaristia, dell’ultima cena condivisa con gli amici, in cui Gesù dona il suo corpo e il suo sangue per tutti noi.
Giovanni non racconta, come gli altri evangelisti, l’istituzione dell’eucaristia, ma pone al centro della sua narrazione la lavanda dei piedi, che precede di poche ore la morte di Gesù in croce.
Gesù vive questo tempo con consapevolezza e lucidità. Sa cosa lo attende. Per questo motivo riempie le sue ultime ore di azioni e raccomandazioni eloquenti e simboliche. Ė il tempo in cui Egli dà pienezza alla sua missione e dà tutto se stesso: «…avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine», cioè non solo fino alla morte, ma anche “fino al compimento”, cioè completamente e totalmente. La morte di Gesù è la suprema espressione del suo amore: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici» (Gv 15,14).
Paradigma di questa pienezza d’amore è il gesto della lavanda dei piedi.
Un gesto che potremmo definire anomalo e incomprensibile, perché nell’antico Oriente era un lavoro da schiavi e schiave e non da uomini e donne libere. Proprio per questo, in un primo momento i discepoli si rifiutano di accettare questo gesto da parte di Gesù, ma poi Egli alla fine spiega: «Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».
La lavanda dei piedi non va dissociata dalla morte di Gesù, fa’ parte integralmente del mistero pasquale. Non si tratta soltanto di un’istruzione morale sull’umiltà o sul servizio reciproco, ma della consapevolezza che non vi può essere altro per il cristiano se non il morire perché altri abbiano la vita.
Ė questa la consegna che Gesù ha fatto ai suoi discepoli di ogni tempo.
È un invito chiaro e semplice per noi. Tutti possiamo comprenderlo e metterlo in pratica subito, in ogni situazione, in ogni contesto sociale e culturale. Per noi cristiani vivere «per» gli altri non è un optional, ma il cuore del messaggio cristiano. Se impostiamo tutta la nostra vita su questa base, avremo compiuto ciò che a Gesù sta più a cuore e avremo centrato il Vangelo.
Maria, “donna eucaristica”, che ha vissuto generosamente la sua vita a servizio del Vangelo, ci accompagni e ci sostenga nella testimonianza della fede e nel servizio di carità ai fratelli.

Commento a cura di Mons. Pasquale Mocerino, Rettore del Pontificio Santuario della Beata Maria Vergine del Santo Rosario di Pompei

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