7 aprile

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (8,1-11)

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

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07 aprileDicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.

Il Vangelo che mi è capitato di solito è conosciuto per la frase “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Una frase che spesso ci è servita ad interrogarci quanto noi per primi abbiamo peccato ma soprattutto non siamo degni di giudicare gli altri, ce la dimentichiamo finché qualcuno non ci ricorda quanto facile sia sbagliare e quanto noi siamo i primi a farlo. Nulla ha di banale questa ma la frase che io ho scelto e che più mi rappresenta è “Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.”
In realtà credo possa essere la continuazione della prima: alle volte noi per giustificare i nostri errori o le nostre debolezze speriamo che siano anche gli altri a sbagliare, così da rendere meno grave il nostro di errore o anche per farci sentire più bravi.
Spesso credo che diciamo o facciamo cose solo per mettere alla prova chi abbiamo davanti, per farlo sbagliare o per poterci lamentare della sua reazione o delle sue parole.
Quello che ci manca in realtà è capire che noi rimaniamo noi stessi e l’errore di un altro dovrebbe solo esserci d’aiuto a capire quanto siamo deboli e abbiamo bisogno di qualcuno che non ci giudichi.
Ecco la mia Quaresima è stata questa. Non solo non giudicare gli altri ma non metterli alla prova con la speranza che sbaglino. Invece mettermi vicino alle persone a cui voglio bene, essere sincera con loro e dirgli che se qualcosa non va possiamo aggiustarla insieme, perché possiamo anche stare male ma se c’è la volontà tutto si aggiusta.

Commento a cura di Antonella Ventre, giornalista TV2000

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