Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 8,31-42)

In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro».
Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato».

 

 

Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”

A chi fa il giornalista, e a maggior ragione se lo fa cercando di lasciarsi ispirare dal Vangelo e raccontando la vita della Chiesa, questo versetto non può che generare disagio: con tutta la buona volontà che possiamo metterci nel cercarle, le nostre sono spesso verità provvisorie e raramente sono liberanti.

Se ne è reso conto Papa Francesco, che ha posto questo detto di Gesù come titolo dell’ultimo Messaggio per la giornata delle comunicazioni sociali, dedicato a Fake news (ovvero: notizie false) e giornalismo di pace.

Dove quel che mi ha colpito di più non è stato tanto il suo pur impeccabile argomentare sulla malattia della disinformazione, quanto piuttosto un monito che dovrebbe mettere in crisi sia i giornalisti a tempo pieno, sia gli editorialisti che tutti siamo diventati da che abbiamo in mano uno smartphone e stiamo su un social network.

«Nemmeno un’argomentazione impeccabile, che appare giusta, poggiata su fatti innegabili, è abitata dalla verità se è utilizzata per ferire l’altro e per screditarlo agli occhi degli altri», ha detto su per giù. Quanti articoli disabitati dalla verità leggeremo oggi, se li misureremo con questo criterio?

GOD morning a tutti!!!

A cura del dott. Guido Mocellin, giornalista Avvenire.

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