Dal Vangelo secondo Luca (Lc 11,29-32)

In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:
«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.
Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

“Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato nessun segno fuorché il segno di Giona.”

Come diceva il filosofo inglese Russell nel suo libro La conquista della felicità, siamo, oggi come allora, una generazione che non riesce a tollerare la noia, una generazione di uomini piccoli, nei quali ogni impulso vitale appassisce, eppure ci troviamo sempre in questo continuo stato di anticipazione sospesa come se avessimo sempre bisogno di gesti eclatanti, di manifestazioni straordinarie, di miracoli strepitosi.

Quello stato di sospesa anticipazione in cui qualcosa potrebbe succedere ma nulla accade, uno stato d’animo di diffusa irrequietezza che circonda il più assurdo e paradossale dei desideri, il desiderio di un desiderio. Gesù è consapevole che il miracolo è ambiguo, che possiamo credere al miracolo senza riconoscere chi lo compie e cercare Dio per ciò che opera, non per ciò che egli è davvero.

Il miracolo può essere un escamotage, un semplice segnale che – una volta passato – ci lascia di nuovo nella nostra totale indifferenza. Attenti, però, a non correre dietro ai presunti miracoli, ma a riconoscere l’unico grande segno che il Maestro ci ha lasciato: il segno di Giona. Giona venne inghiottito da un pesce in mare aperto e poi ributtato sulla terra per compiere la sua missione.

Così Gesù resterà per tre giorni nel ventre della morte prima di ritornare in vita. La resurrezione è il grande segno da riconoscere, la grande novità della fede. Signore, donaci oggi di riconoscere i segni della tua presenza in ciò che faremo, nelle persone che incontreremo, in quella che si sederà accanto a noi nella metro, in quella telefonata che riceveremo, tra le righe di un libro che leggeremo e di stupirci, ancora e sempre, della tua amicizia.

GOD morning a tutti!!!

A cura di Antonella Berritto, gruppo scout Agesci Pompei 1.

Follow by Email
Facebook
Facebook
Google+
http://www.gmpompei.it/quaresima2018/mercoledi-21-febbraio-2018/
Instagram