È questo il momento più alto in cui Gesù si rivela nostro fratello in modo pieno e totale. Egli, infatti, in quegli ultimi istanti manifesta il suo volto di uomo come ciascuno di noi. Infatti, dopo aver attraversato la sofferenza fisica nelle torture, la solitudine nel tradimento di Giuda e di Pietro e nell’abbandono degli amici e del suo popolo, Cristo sperimenta anche due realtà “impossibili” a Dio, cioè il silenzio del Padre divino e la morte che è la nostra carta d’identità di creature umane.

Dio tace davanti all’agonia drammatica del Figlio, lo lascia solo, senza risposta al suo grido di desolazione, come accade a tanti uomini e donne tormentati dalle prove e che lanciano l’urlo della loro sofferenza verso un cielo che sembra indifferente. Gesù con questo grido precipita poi nell’abisso della morte, la frontiera estrema della nostra esistenza terrena, divenendo un cadavere manipolabile come tanti altri corpi senza più vita. Eppure anche così non cessa di essere il Figlio di Dio.

È per questo che si apre l’alba della Pasqua di risurrezione. Egli è passato nel dolore e nella morte non come un semplice uomo ma come Dio e perciò ha deposto in ogni soffrire e morire umano il germe della speranza, della vita, dell’eternità.

God Morning a tutti!!!

A cura di Sua Em.za Card. Gianfranco Ravasi

 

 

 

 

 

 

 

 

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