In principio, all’inizio di tutto, il Signore ha costruito per noi una vigna, l’ha fatta bella, con mille attenzioni.

E poi… poi l’ha affidata alle nostre mani.

Dietro questa parabola dei vignaioli infedeli possiamo leggerci di tutto: la vigna è il creato che l’umanità gestisce male, è la Chiesa affidata alle cure di pastori molto, anzi tanto umani.

Ma possiamo pensare anche che la vigna sia la nostra vita, quella di ciascuno di noi.

Dio l’ha colmata di grazie e benedizioni: quello che abbiamo, casa, amici, famiglia, viene tutto da Lui.

E questa vita ci piace. Molto.

Oppure può essere che ne siamo insoddisfatti, ma in ogni caso abbiamo la tentazione, dato che il Signore lo percepiamo lontano, di non sentircene più custodi, ma padroni, facendone quello che vogliamo.

Così quando Dio ci chiede di ricordarci di Lui, di sacrificare qualcosa del nostro tempo, delle nostre preferenze per far posto agli altri nella nostra vita, per accettare una sofferenza o una sconfitta o semplicemente ci chiede di affidarci a Lui, abbiamo tutti la tentazione di non volerne sentir parlare, di reclamare i nostri diritti.

E arriviamo a rifiutare suo figlio. In fondo è questo quello che è successo quando Gesù è venuto sulla Terra…

In questa quaresima, chiediamo al Signore di poter pregare con le parole del salmo: “del Signore è la terra e quanto contiene”, cioè del Signore è anche la mia vita. Aiutami Signore ad avere cura per i doni, il tempo, i luoghi e le persone di cui mi hai fatto custode.

GOD morning a tutti!!!

A cura di Saretta Marotta
(Istituto Giovanni XXIII di Bologna)

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