Dunque la parabola del figliol prodigo, secondo l’evangelista Luca, è una risposta alle critiche. Ma noi in chi ci identifichiamo? Siamo dei dissipatori autodistruttivi, disobbedienti come il figlio “cattivo” o dei permalosissimi “buoni” come il fratello che si lamenta della troppa misericordia del padre?

Vediamo: il Padre lascia liberi.

Al figlio ribelle sembra dire: dimostrami che lontano da me c’è libertà e realizzazione di sé, io ti do la tua parte, vai pure, verifica. Il figlio va, scende tutti i gradini della vita, arriva fino al fondo del barile e capisce che deve tornare al Padre, senza nulla da chiedere se non di poter sopravvivere.

Ma il Padre ha una misura sconvolgente, commovente, di cui noi non siamo capaci: accoglie, abbraccia, perdona, fa festa per il cattivo come fosse il più buono dei buoni. Questo e nient’altro lo “raddrizzerà”, gli farà davvero cambiare vita.

Ed ecco, nel fratello indispettito da tanta apertura del padre, noi i buoni, noi i sempre a posto, noi i mediocri persino nel peccare. Siamo invidiosi di fronte alla misericordia senza misura del padre, ci fa arrabbiare. Ma nemmeno lui il Padre condanna, al contrario gli chiarisce le idee, apre anche a lui. 

La verità è che siamo dei poveracci graziati, dei salvati. Ribelli o perbenisti ma comunque oggetto di una misura sconvolgente di perdono.

GOD morning a tutti!!!

A cura di Massimo Bernardini
(giornalista e conduttore televisivo)

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