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Vangelo (Mt 4,18-22) 
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini».Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

Commento ( a cura di Lucia Colombo, Vice Presidente nazionale Settore Giovani di AC)

Si tratta di una sensazione che di sicuro almeno una volta nella vita tutti abbiamo provato, quella di sperare con tutto il cuore di non essere chiamati. Perché poi tocca dire che non si abbiamo studiato, bisogna prendersi delle responsabilità, oppure perché dire sì significa dire no a qualcos’altro. Perché forse la nostra strada ci sembra già abbastanza ben tracciata così, senza bisogno di sconvolgerla per forza. E invece la vita dei 12, chiamati uno ad uno, è stata letteralmente messa sotto sopra dalla chiamata di Gesù. Ma che cosa li avrà spinti poi, alla fine, a dire di sì, a giocarsi tutto? A seguirlo fino a Gerusalemme e molto più in là? Quando penso a quei 12, credo che ciò che li ha accomunati tutti fin dall’inizio è stato il loro cuore, un cuore pulsante, inquieto, capace di affidarsi e di buttarsi oltre il previsto, oltre il verosimile. Un cuore capace di scommettere su se stesso e sugli altri. Un cuore libero, che ha riconosciuto negli occhi di Gesù la bontà dei suoi intenti, la tenerezza e la forza della sua chiamata. Un cuore che si è visto bello attraverso gli occhi di quel Gesù, forse barbuto e impolverato, di sicuro con un bel po’ di vesciche ai piedi, tanto umano da accarezzarne l’anima e da vincerne le diffidenze. Tanto divino da farsi promessa convincente di qualcosa per cui sarebbe valsa la pena farsi sconvolgere l’esistenza. Se ripenso alla mia vita fin qui, ritrovo tante di queste chiamate, esplicite o implicite, sicuramente paurose, ma infinitamente liberanti. Niente di eclatante, semplicemente nodi giunti ai quali si deve scegliere di fare un passo avanti o uno indietro. E anche se spesso sono costati pianto, fatica, dubbi, ripensamenti, sento la preziosità di ognuno di quei passi fatti, che mi rendono di volta in volta un poco più me stessa. E sempre, ogni volta che si ripropongono, ne sento la benedizione sulla mia vita. Sento in essi gli occhi affettuosi di quel Gesù che tanto tempo fa chiamò i 12. Perché discepoli si diventa nelle piccole cose della vita, ogni giorno.

Veglia il cuore, sveglia la vita!

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Categorie: 2016-Avvento