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Vangelo (Mt 11,16-19)
In quel tempo, Gesù disse alle folle:
«A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”.
È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”.
Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie».

Commento (a cura di Michele Tridente, Vice Presidente nazionale Settore Giovani di AC)

Gesù, in questo passo del Vangelo di Matteo, si rivolge alla sua “generazione” che prima ha rifiutato la figura austera e l’insegnamento di Giovanni il Battista e ora continua a rifiutare il suo ministero. Questo invito però, come tutto l’insegnamento evangelico, può essere facilmente esteso a ciascuno di noi. Spesso anche noi siamo come quei bambini capricciosi che non sanno essere contenti di nulla, quando desideriamo che tutto vada secondo i nostri piani e i programmi che avevamo stabilito. Spesso ciascuno di noi lascia che la lamentela prenda il sopravvento e ci logori la vita, rendendoci incapaci di gioire e sorridere. Non significa essere ciechi di fronte alla fatica, ma comprendere ciò per cui vale davvero la pena preoccuparsi, fare pulizia dalle cose secondarie e riconoscere quelle decisive per noi e la nostra vita. Quante occasioni sprecate, quante sfumature perdute, quante relazioni vissute male. Come suggerisce saggiamente un vecchio rabbino: “Dio ci chiederà conto di tutte le gioie che non avremo vissuto”. Gesù viene chiamato, dai benpensanti del tempo, mangione e beone perché è capace di gioire per le bellezze della vita, lodando e ringraziando Dio per i grandi e piccoli doni di ogni giorno. E noi? Siamo chiamati in questo tempo a testimoniare la gioia, a rendere grazie per ciò che di bello vediamo e viviamo, anzitutto per il dono della vita e delle persone che ci sono poste accanto. Per non essere come i bambini capricciosi della parabola, occorre imparare a benedire, dire-bene di noi stessi e degli altri, predisporci all’ascolto e decentrarci, aprirci fiduciosi alle novità e stupirci davanti a un Dio che, anche quando sembra tutto buio, continuamente passa e accompagna la nostra vita.

Veglia il cuore, sveglia la vita!

Buona giornata!

 

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Categorie: 2016-Avvento